Archivi del mese: marzo 2014

La Santa Muerte, il cinema e la TV

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Santa Muerte ora pro nobis! – Viaggio da culto made in Mexico: da Dexter a 21 Grammi, passando per Le belve di Oliver Stone, quanta devozione…
[di Giacomo d’Alelio – Cinematografo.It] Da anni, ben 12, Fabrizio Lorusso, giornalista e ricercatore di Milano, si trova in México, nella  capitale, il DF. Nel 2013 ha pubblicato con Stampa Alternativa Santa Muerte. Patrona dell’umanità, presentato i giorni scorsi al Festival Cruzando Fronteras a Mahahual. Dal 2001 la devozione popolare diffusa della Niña Blanca è uscita allo scoperto grazie a Doña Queta, sua custode, la prima a costruire un altare ufficiale, statua protetta da una teca, a Tepito, il barrio (quartiere, ndr) più antico e più povero del DF. Da allora, oltre che aumentare la quantità di devoti, è cresciuta la sua presenza su piccolo e grande schermo. Ma come?
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“Sono pochi quelli che parlano davvero di quello che rappresenta – ci dice Lorusso -. Si rimane al rapporto coi narcos, o a ipotetici influssi paranormali, come ha fatto, in un film bruttissimo, Paco Del Toro: La Santa Muerte. Ci si butta sull’effetto più facile, e non si pensa al resto, alla verità che la accompagna. Nel 2006 Eva Aridjis, figlia, d’arte, dello scrittore Homero Aridjis, autore de La Santa Muerte, ha realizzato un documentario dal titolo omonimo (voce narrante Gael García Bernal, ndr). A Tepito non è visto di buon occhio, soprattutto l’opera del padre. Sono persone che vivono a Chapultepec, nei quartieri alti, e non conoscono la realtà dei bassifondi.” Anche Dexter, in una puntata proprio chiamata Santa Muerte, è andato a navigare in quelle acque. “Soprattutto all’inizio il culto era poco conosciuto, proprio a livello di ricerca. Dexter appartiene ancora a quell’epoca, tanto che l’associa alla comunità venezuelana di Miami, il che è abbastanza strano, perché non sono né centro americani, né méxicanos, né chicanos…”.
E la scena dei due sicari méxicanos in Breaking Bad, che prima di partire in missione per uccidere Walter White pregano in una cappella nel deserto? “È una scena anche realistica, nessuno può escludere che succeda e ci sono testimonianze dirette dei gruppi nel DF, che chiedono protezione alla Santa Muerte anche quando vanno ad uccidere. Sono comunque persone vulnerabili, e più soggette al pericolo, come lo sono i poliziotti, i tassisti, le prostitute, le comunità lesbiche, gay, transessuali della città. I poveri sono i più esposti di tutti, figuriamoci nei narcos: la manovalanza criminale viene da lì… Ma il culto è molto più complesso, più storico, più antico, più interessante di tutto questo”. Ne hanno parlato anche due pezzi da novanta che non ti aspetti. “La CIA, nel 2003, con un report che la definiva la “Santa dei narcos”.
E recentemente l’FBI, con Santa Muerte: Inspired and Ritualistic Killings”. Perché tutto questo? “Fa più notizia un milione o due di devoti che fanno il rosario tutte le domeniche, o un sacrificio umano ogni tanto, un omicidio con una statua a fianco che crea mistero, un narcotrafficante più o meno famoso con la Santa Muerte?” E la figura di Benicio Del Toro, tatuato, disperato e “rinato” in 21 Grammi di Iñárritu? “Se ci muoviamo dal trattare la sola Santa Muerte e ci spingiamo verso la devozione popolare, troviamo molti riferimenti. Il caso delle pandillas (gang, ndr) locali, che usano il tatuaggio, o la sua immagine come “collante”, come forma di espiazione, è uno di questi, ed è sempre esistita. Ma oltre a lei ci sono tante altre figure.”
Ancora qualche titolo? “El Infierno di Luis Estrada, Le belve di Oliver Stone, ma sono film sui narcos, ed è presente solo come sfondo. Potrei citare anche Per una vita migliore, con Demian Bichir, un Ladri di biciclette con migranti méxicani: c’è nella sua dimensione naturale, dentro le case, come qualunque altra figura devota. È strano invece che non ci sia in Dal tramonto all’alba di Rodriguez… ma forse era ancora troppo presto (era il 1996, ndr)”.
E l’Italia? “C’è un progetto indipendente dell’Opificio Ciclope di Bologna, iniziato nel 2006. Sono riusciti a rimontarlo solo l’anno scorso, e sta girando per i festival: da vedere”. Fabrizio Lorusso ci saluta con un codice morale da seguire: “Contro tutti quelli che cercano di sfruttarla in modo indebito o commerciale, i devoti credono che la Santa si arrabbi… in genere a Tepito dicono che “no solapa a pendejos, ni enaltece a cabrones”: non nasconde gli stupidi, né eleva gli approfittatori”.
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Santa Muerte Patrona dell’Umanità a Mahahual – Cruzando Fronteras (nota 4)

¡Que viva Mexico!
Nel villaggio ecoturistico Mahahual va in scena il Festival Cruzando Fronteras. Tra gli ospiti, Pino Cacucci con il suo nuovo libro
Sulla penisola dello Yucatàn, si trova Quintana Roo, uno dei 31 Stati del México conosciuto in tutto il mondo per le spiagge di Playa del Carmen, Cancún, Tulúm. Scendendo lungo la costa, a due passi dal Belize, compare, meno noto, Mahahual, villaggio ecoturistico che conta duemila abitanti, per lo più pescatori. Qui è in corso dal 1° marzo il Festival Internacional “Cruzando Fronteras”, nato per far incontrare la cultura méxicana con quella italiana. Alla seconda edizione, si concluderà l’8 questa “fiesta” concepita dalla Fundación Mahahual, il cui presidente è Luciano Consoli, italiano qua giunto più di sette anni fa: innamoratosene, è rimasto. Nella volontà di promuovere l’arte in tutte le sue sfaccettature, ha visto partecipare il celebre regista méxicano Guillermo Arriaga; e il nostro Pino Cacucci, scrittore e sceneggiatore, tra i motori propulsivi di “Cruzando Fronteras”.
Questo luogo, immerso nella natura, si affaccia sul Banco Chinchorro, l’atollo corallino maggiore del México, secondo più grande del mondo, che lo rende, assieme alla Riserva della Biosfera di Sian Ka’an (“Porta del Cielo” in maya), un paradiso terrestre. Che però grida “Aiuto!”, come segnala lo stesso Consoli. Al largo di Mahahual, si trova quello che ha dato il titolo al documentario di Angela Sun, surfista, subacquea e amante dell’oceano:Plastic Paradise: The Great Pacific Garbage Patch. La Sun sta facendo il giro del mondo per far conoscere e combattere l’isola di Plastica del Pacifico, scoperta nel 1997, ma nata da almeno quarant’anni. Le correnti marine arrivano alla Costa Maya cariche di immondizia proveniente da tutto il pianeta, con ospiti inquinanti del tutto sorprendenti: nel 2013 si trovò addirittura parte di un propulsore della NASA…
Lotta che appartiene a Cruzando Fronteras, tanto da lanciare quest’anno una chiamata a pittori, muralisti e scultori per trasformare il villaggio in un museo a cielo aperto, e realizzare monumenti e sculture con materiali riciclati da quel mare, con l’argentina Sabrina Coco tra gli artefici. Tutto questo, come dichiara Consoli, “per aiutare a formare una coscienza dell’ecosistema, e rendere nota la condizione in cui versa questo pueblo ecoturistico méxicano”, che conta 100 tonnellate di immondizia, tra plastica, vetro e alluminio, che si raccolgono ogni anno nelle sue acque. Compagni di viaggio quest’anno di nuovo Pino Cacucci, che presenterà in anteprima mondiale il libro Mahahual, un paraíso no reciclable; Fabrizio Lorusso, giornalista e ricercatore italiano da anni in México, autore del libro Santa Muerte e tra i moderatori degli incontri; Nicola Raggi, direttore della fotografia di Foligno emigrato ormai da anni a New York, chiamato a condurre un corso di cinema e a realizzare un documentario su questi luoghi. Il desiderio di Consoli? “Le persone vengano al festival, si innamorino di Mahahual e siano messaggeri del progetto di cura ambientale e di una vita senza confini”. Da LINK cinematografo 
e MTV
Giacomo d’Alelio

Santa Muerte Patrona dell’Umanità a Mahahual – Cruzando Fronteras (nota 3)

RED SANTA

El culto a la Santa Muerte desde la mirada de Fabrizio Lorusso (SINEMBARGO.COM.MX)

Por Maricela Adame González. Enviada Mahahual, Q.Roo. 3 Mar. (Notimex).- El escritor y periodista italiano Fabrizio Lorusso llegó al Festival Cruzando Fronteras 2014, que se realiza en esta localidad, para presentar este martes su libro “La santa muerte. Patrona de la humanidad”. Tras un proceso de investigación que le llevó de cuatro a cinco años, el autor, quien radica en México desde hace 13 años, plasma en este volumen los elementos simbólicos en torno a esa devoción, así como la historia antigua y reciente de la misma. La obra, publicada en Italia en 2013, aún no está disponible en el idioma español, precisó Lorusso, quien está buscando un acercamiento con diversas editoriales para poder traducirlo y colocarlo el mercado editorial de este país. El escritor mencionó que “La santa muerte. Patrona de la humanidad”, es un texto de periodismo narrativo, pues “es una parte diario de viaje, una novela y un ensayo sobre este culto tan extendido en México y ahora en el mundo a través de la ‘web’”. Recordó que su interés por abordar este fenómeno se dio a partir de la colaboración que brindó a un tesista italiano y de ahí comenzó una investigación que lo llevó a estudiar diversos materiales acerca de ese culto. A través de ese análisis, se percató que alrededor de esta creencia había muchos mitos que se difundían en la prensa, reproducidos incluso en países como Italia, por lo cual, al llevar a cabo la investigación profundizó en la naturaleza de esta figura. “La realidad es que es un objeto de culto de mucha gente, que la venera con toda la devoción, sin estar incluso ligada a diversos fenómenos sociales como la pobreza o la delincuencia”, destacó el autor, nacido en Milán, Italia (1977). Lorusso refirió que el culto a la Santa Muerte ahora es mundial, aunque primero se dio su expansión por la migración mexicana y luego por recursos como la “web”. El autor descubrió que esta figura cuenta con una naturaleza llena de simbolismos, que aborda en este volumen en el que imprimió sus experiencias y consideraciones acerca del tema, aderezadas incluso con un enfoque antropológico. Finalmente, indicó que en Italia también hay devoción por creencias o representaciones de alguna semejanza con la Santa Muerte, y ejemplificó el caso de San Genaro, en Nápoles, o santos de la camorra (mafias).

Artículo sobre el Festival de Mahahual Cruzando Fronteras 2014 – LINK a Rotativo.Com.Mx


Santa Muerte Patrona dell’Umanità a Mahahual – Cruzando Fronteras (nota 2)

Instrucciones para vivir en sociedad

Es el título del libro más reciente de Pino Cacucci, escritor italiano enamorado de México, que tiene más de veinte publicaciones, entre las cuales la novela Puerto Escondido, adaptada al cine en colaboración con el director Gabriele Salvatores.

Nombre que es también una realidad del pueblo de Mahahual, un paraíso escondido y sin duda no reciclable, a una hora y media de Chetumal, sobre la carretera que pasa por el ahora pueblo mágico de Bacalar.

Cacucci, en una mezcla entre diario de viaje y narración periodística, cuenta anécdotas personales y colectivas del sitio, acercándonos a la fragilidad de una playa, ya no virgen, pero aún muy bella, situada frente al Chinchorro, el arrecife donde hace casi veinte años tuve oportunidad de bucear y ver algunos de los barcos hundidos que se encontraron con esa barrera coralina en diferentes épocas (lo hay de metal y hasta galeones españoles).

El libro se presentó en los días pasados en el marco del festival “Mahahual cruzando fronteras”, inaugurado por el flamante embajador de Italia, Alessandro Busacca (¡bienvenido!), las autoridades del Estado de Quintana Roo y por el organizador, Luciano Consoli (¡felicidades y gracias por invitación!).

Este incansable promotor cultural de origen italiano, junto con un nutrido grupo de compatriotas, tuvo la visión de mudarse a este lugar iniciando una actividad turística, gracias a la cual podemos ahora disfrutar de varios simpáticos hotelitos que se asoman a un malecón, el elemento urbano que divide y al mismo integra la playa a las construcciones. Un acierto que debió de haber planeado Playa del Carmen, en lugar de su quinta avenida, pues permite que todo el pueblo participe de la playa.

Entre las actividades del festival caben mencionar varias: temascal, talleres, conciertos, conferencias, exposiciones y varias expresiones artísticas promovidas por los organizadores como murales colorados y una instalación en forma de pez que está siendo realizada con material reciclado por Sabrina Coco.

En el ramo literario asistí al divertido monólogo de Prem Dayal con su “Me vale madres” que, según el fundador del Centro Osho en la Ciudad de México, es un mantra para soportar la vida (¡y estoy de acuerdo!). Disponible también la charla sobre libro del investigador italiano Fabrizio Lorusso, que introduce a los italianos (por ahora sólo está publicado en ese idioma) al culto mexicano de la Santa Muerte que en su texto califica como “La patrona de la humanidad”.

Un variado programa que alterné con masajes a la orilla del mar y piñas coladas meciéndome en los columpios del bar más concurrido de la playa. No dejes de visitar un rincón de este inmenso país que nunca dejará de sorprenderme.

P.D. Por cierto, tremenda alegría me dio que en el pleno de un festival que celebra los dos países que me son más cercanos, reciba yo la noticia que el Oscar a mejor película extranjera lo gana el italiano Sorrentino y el de mejor director es para el mexicano Cuarón. ¡VIVA MEXICO Y VIVA ITALIA! T @marcucetticlau  FB Claudia Marcucetti Pascoli  www.claudiamarcucetti.com

Da; http://revistacentral.mx/blogs/instrucciones-para-vivir-en-sociedad/mahahual-un-paraiso-no-reciclable


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