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Culto e potere nel Messico della NarcoGuerra

Santa Muerte Bianco e neroDa  – Di Fabrizio Lorusso – Pubblichiamo un estratto  dal  libro NarcoGuerra. Cronache dal Messico dei Cartelli  della  Droga diFabrizio Lorusso.

Henry Kissinger diceva che il potere è un afrodisiaco. Giulio Andreotti, padrino della politica italiana del XX secolo, soleva ripetere che il potere logora chi non ce l’ha. E ci sono persone che per averlo e mantenerlo affidano il proprio destino a forze occulte. Soprattutto in Messico, dove stregoni, maghi, guaritori, santi proibiti e rituali esoterici sono sempre stati presenti nelle cronache dei famosi e dei potenti, degli impresari, dei politici, delle stelle dello spettacolo o dei miti della televisione e del grande schermo. La tentazione di trovare favori, miracoli, successo e potere attraverso “lavori speciali” e magie affascina un po’ tutti, ma forse di più i politici.

L’ex governatore dello stato meridionale di Oaxaca, Ulises Ruiz, l’ex leader del sindacato nazionale degli insegnanti, Elba Esther Gordillo, che attualmente è reclusa nel penitenziario di Santa Martha Acatitla per malversazione di fondi, e il ministro della Pubblica Sicurezza del governo Calderón (2006-2012), Genaro García Luna, condividevano senza dubbio un interesse spiccato per l’esoterismo e tutte le credenze legate all’occulto. Il giornalista José Gil Olmos, autore in Messico del libro Los brujos del poder (Gli stregoni del potere), ha descritto la passione di Ulises Ruiz per la magia nera, la santeria cubana e il culto alla Santa Muerte: ossa, figure caraibiche, talismani e sacerdoti, sempre al suo seguito in qualità di consiglieri, lo circondano. Durante il conflitto e le proteste a oltranza degli insegnanti nel 2006 a Oaxaca, l’apparato repressivo del cinico governatore lasciò un saldo di 25 morti, decine di feriti, 7 desaparecidos, 500 arresti e 380 casi di tortura.

I flussi di speranzosi pellegrini verso la località di Catemaco, terra di stregoni e fattucchiere nell’atlantico stato di Veracruz, sono costanti e rispecchiano il sottofondo di pensiero magico e misticismo che in terra azteca hanno radici solide e profonde. Vari personaggi famosi, secondo cronache locali, avrebbero preso parte a cerimonie e cercato preziosi consigli politici o economici sulle rive della laguna di Catemaco: da Carlos Salinas, presidente dal 1988 al 1994, all’economista e politico Pedro Aspe, da Cuauhtémoc Cárdenas, ex candidato delle sinistre nel 1988, ad Andrés Manuel López Obrador, candidato progressista alla presidenza nel 2006 e 2012, da Marta Sahagún, moglie dell’ex presidente Fox, al conduttore televisivo Raúl Velasco. Tutti interessati a intercettare le vibrazioni cosmiche quanto i consensi delle masse.

Secondo gli stregoni, la magia nera o bianca è in cima alla classifica delle richieste dei governanti. Anche la figura della Santa Muerte, la Parca scheletrica che in Messico è oggetto di culto e venerazione da parte di milioni di devoti, è utilizzata, insieme ad altri santi popolari e altre icone devozionali, per provare a esaudire sogni di gloria e piani politici. Molti santoni eseguono lavori con la Santissima Muerte, anche se in realtà l’essenza del suo culto è un’altra. Infatti, si tratta di una devozione popolare alla morte che da secoli è praticata in Messico clandestinamente e solo dall’inizio del nuovo millennio s’è diffusa esponenzialmente nonostante l’opposizione della Chiesa.

Oggi i simpatizzanti e i praticanti del culto sono stimati tra i 5 e i 10 milioni in tutto il mondo, e, in effetti, non sono molti i punti di contatto con la stregoneria e la magia. Queste sono pratiche, non culti, e si utilizzano per modificare la realtà esterna, per ottenere effetti desiderati attraverso evocazioni, rituali, formule e con la forza di volontà. La Santa Muerte s’identifica con una divinità o ente, la morte, raffigurata dall’immagine medievale scarnificata che portarono gli spagnoli e le congregazioni cattoliche in America durante la conquista. La spada e la croce. E la Muerte. La Grande Falciatrice ossuta con la roncola e il mondo tra le mani assomiglia alle famose Catrinas del disegnatore messicano José Guadalupe Posadas, ma in realtà è un’altra cosa. Nella sua versione santificata la chiamano Niña Blanca, Bonita o Flaquita.

Lo studioso di religioni Stefano Bigliardi,specializzato nel concetto di miracolo, ha approfondito in Messico la conoscenza del culto della Santissima Muerte e ha sottolineato la differenza tra la categoria dei milagros, cioè eventi di tipo sovrannaturale e straordinario, e quella dei paros, più adatta a descrivere il tipo di favori che concede la Santa Muerte, a detta dei devoti. La Niña Blanca “fa i paros”, ovvero protegge, blocca la mala-vibra e la sfortuna, ti aiuta a trovare lavoro, salute, amore e denaro, a non essere rapinato, a eludere una fine violenta, a sconfiggere i tuoi nemici e a scansare i pericoli e le incertezze. Insomma, paro è un termine colloquiale messicano, riferibile anche all’infarto, cioè al paro cardiaco, ed è una voce del verbo parar che significa “fermare”, per cui la Santa evita, para o ferma il verificarsi di situazioni pericolose e attacchi contro i suoi accoliti, più che manifestarsi al di fuori delle leggi della natura.

Il cantante popolare messicano Beto Quintanilla, el mero león del corrido,cioè il leone del genere musicale dei corridos, diceva nella sua canzone dedicata alla magrolina o Flaquita:

Sono già in milioni a pregare per Lei, la Chiesa comincia a tremare/ apertamente ormai ci sono preti che la iniziano ad adorare/ mafiosi e uomini della legge se la cominciano a tatuare/ anche politici e dirigenti le fanno l’altare.

In fondo i corridos raccontano la realtà, i bassifondi e la cultura popolare meglio di qualunque altra espressione artistica o giornalistica, e il potere, a volte, unisce il sacro e il profano,lo spirito e la carne.

Ogni culto ha degli aspetti exoterici, esteriori, ma anche esoterici, cioè occulti e misteriosi. Sono exoterici i rosari per la strada dedicati alla Niña Blanca o la venerazione aperta del popolo per altri santi non canonici come il guaritore Niño Fidencio, Pancho Villa o Juan Soldado. Sono esoteriche le formule che uno stregone o un brujo mexicano usa per legare eternamente a noi la persona amata o i rituali d’iniziazione di una setta, per esempio. 

Storicamente la politica, nella sua accezione di esercizio del potere, ha mostrato una certa attrazione per l’esoterismo e ciò che è segreto e occulto. La vicinanza della medium personale della moglie di Abraham Lincoln e dell’astrologa di Nancy Reagan, Joan Quigley, con i loro rispettivi mariti presidenti fu emblematica, così come l’ascesa della Skull and Bones, la società segreta più influente d’America, grazie all’adesione di Bush padre e figlio. In Italia, Letizia Moratti, ex ministra dell’Istruzione e sindaco di Milano dal 2006 al 2011, altresì nota come “la Thatcher italiana”, si avvalse dei servizi di un celebre sensitivo che avrebbe addirittura influito sulla formazione del consiglio comunale. Silvio Berlusconi è senza dubbio conosciuto all’estero e in Italia per la sua vita eccentrica. La rivista L’Espresso ha mostrato che la sua villa in Sardegna s’ispira a una simbologia erotico-esoterica, forse perché l’imprenditore e politico appartenne alla loggia massonica Propaganda due o p2, poi dichiarata illegale e sovversiva dal Parlamento nel 1982. Il Venerabile Maestro e fondatore della loggia, Licio Gelli, strinse vincoli importanti col generale argentino Emilio Eduardo Massera, membro di spicco della giunta militare che instaurò un regime dittatoriale, responsabile di centinaia di morti e 30.000 desaparecidos tra il 1976 e il 1983, nel Paese sudamericano.

In Argentina, vi furono simbiosi interessanti e inquietanti tra culto e potere. Negli anni Settanta, José López Rega, stregone influente tra i collaboratori storici del presidente Juan Domingo Perón, era il contatto argentino della p2 e arrivò a ricoprire la carica di ministro del Benessere Sociale. Mabel Camera fu la pitonessa del “presidente della crisi finanziaria”, Fernando de la Rúa, mentre negli anni Novanta il capo di stato populista Carlos Menem aveva alla sua corte una chiaroveggente personale. Anche in Africa la stregoneria non è solo un’eredità ancestrale o di tipo tribale, quanto piuttosto un elemento integrante della vita politica e del sistema capitalista, esportato dagli europei all’epoca delle colonizzazioni e in seguito mantenuto senza troppi cambiamenti sostanziali: sono tanti i governanti che si servono della divinazione, della magia o della stregoneria per vincere elezioni e guadagnare potere, per indovinare le mosse giuste in campagna elettorale o durante una crisi interna.

Senza dubbio l’America deve molto al continente nero in termini religiosi, data la presenza molto forte di tradizioni africane come la santeria, il vudù, il candomblé e il palo mayombe, soprattutto nei Caraibi e in Brasile. Queste, così come il culto alla Santa Muerte e la stregoneria, non si relazionano necessariamente alla magia nera o a influssi spirituali negativi, anzi. Ma tutto dipende da chi e come le utilizzano e per quale scopo.

In Messico, all’epoca del presidente conservatore Vicente Fox (2000-2006), Genaro García Luna era a capo dell’oggi soppressa Agenzia Federal de Investigaciones (AFI) e aveva una statua della Flaquita nel suo ufficio. In seguito, il presidente Felipe Calderón (2006-2012) lo nominò ministro della Pubblica Sicurezza. A quanto pare, García Luna a un certo punto sostituì la tipica figura della Santa Muerte, la Parca scheletrica con la falce e il saio da francescano, con quella dell’Angelo della Morte, o Ángel de la Muerte, proprio secondo quanto andava raccomandando ai fedeli l’autonominato arcivescovo della Santa Muerte, padre David Romo. Si tratta di un personaggio controverso, oggi in carcere condannato a dodici anni per frode elettorale e a sessantasei per partecipazione a banda organizzata a scopo di rapimento, furto ed estorsione.

Per anni Romo tentò senza successo di trasformare il culto spontaneo e orizzontale alla Santa Muerte in una specie di religione, dotata di un’istituzione verticale, una dottrina ufficiale, dei sacerdoti, dei diaconi e cerimonie ben definite. Nel 2005 il ministero degli Interni messicani tolse il riconoscimento legale alla sua Chiesa Santa Cattolica Apostolica Tradizionale Messico-Stati Uniti o, più brevemente, Iscat Mex-Usa, ma l’attività del padre continuò fino al suo arresto nel 2011. La modella e attrice messicana Carmen Campuzano è anch’essa devota della Santa Muerte, che l’avrebbe aiutata, temporaneamente, a uscire dai suoi gravi problemi di dipendenza dalle droghe. Il giornalista José Gil Olmos racconta che anche la mitica attrice dell’era dorata del cinema messicano, María Félix, la venerava. E così pure la cantante e attrice cubano-messicana Niurka Marcos e il suo ex compagno, l’attore di telenovele Boby Larios, i quali nel 2004 si sposarono giurando fedeltà proprio di fronte alla Chiesa di padre Romo.

Comunque sia, la Santa Muerte raccoglie consensi e devoti in paesi lontani dal Messico e“insospettabili”: dalla Germania alla Spagna, dall’Italia alla Danimarca, dal Giappone agli angoli più impensabili dell’America centrale, meridionale e settentrionale, la migrazione, il turismo e internet hanno contribuito alla sua rapida diffusione e massificazione. Le gerarchie ecclesiastiche combattono l’espansione di questa devozione che, malgrado tutto, pare inarrestabile e autonoma rispetto a istituzioni e sacerdoti. Nel mercato di Sonora a Città del Messico, noto per l’immensa varietà dei prodotti esotici, esoterici e curiosi che vi si vendono, il merchandising legato alla Niña Bonita è superato solo da quello della Madonna di Guadalupe, la santa patrona nazionale. Non hanno funzionato in passato i tentativi del Vaticano di “liberare dal diavolo” i devoti della Flaca, né altre strategie contro la Santa Muerte come le minacce di scomunica, la “semina” di altari del santo cattolico rivale, san Giuda Taddeo, o l’assoldamento di esorcisti specializzati nella capitale. Il fatto è che non c’è nessun Satana da estirpare dall’anima dei cosiddettisantamuertistas. Quello che c’è è la crisi della Chiesa in America, endemica come l’emorragia di fedeli di fronte all’avanzata dei pentecostali e dei protestanti o delle multinazionali della fede come l’americana Scientology e la brasiliana Pare de Sufrir (“Smetti di soffrire” o Chiesa universale del Regno di Dio). Ciononostante, il Vaticano resta comunque al vertice di un potere religioso e temporale, globale e millenario.

Tra i potenti, includendo narcos e boss mafiosi, la religiosità è un elemento identitario e fondamentale. La connessione mediatica delinquenza-Santa Muerte è nata in seguito alla cattura nel 1998 del famigerato rapitore seriale Daniel Arizmendi López, El Mochaorejas (“Il Mozzaorecchie”), che nel suo appartamento nascondeva un altare alla Niña Blanca che poi, con il consenso delle autorità carcerarie, poté portare nella sua cella del penitenziario La Palma. Pochi media hanno parlato, però, dell’immagine della santa nazionale messicana, la Madonna di Guadalupe, che, subito dietro all’effigie della morte, occupava un posto d’onore nel suo altare casereccio. Era giocoforza creare il mito della Madonna dei delinquenti.

Nell’aprile 2001 venne arrestato Gilberto García Mena, alias “El June”, luogotenente del boss Osiel Cárdenas, l’allora capo del cartello del Golfo. Nel giardino della sua villa l’esercito trovò un bel santuario della Bambina Bianca, per cui la Santa Muerte cominciò a essere associata anche alla narco-cultura e ai signori della droga. Le operazioni militari della narcoguerra si preoccupano sempre più di distruggere gli “spazi sacri” dedicati alla Santa Muerte, soprattutto nel Nord del Paese, dove la violenza raggiunge picchi intollerabili e si punta sul colpo mediatico pur mostrare risultati.

Nel dicembre 2010, a Nuevo Laredo, in pieno territorio dei narcos Zetas, il sindaco Ramón Garza Barrios proibì ufficialmente la vendita di immagini della Santa Muerte per le strade e richiese al ministero delle Comunicazioni e i Trasporti l’eliminazione da strade e androni dei suoi altari. Nonostante le persecuzioni e le sparate mediatiche, i santi preferiti dai narcos, in realtà, sono molti più di quanto non si creda: la Madonna di Guadalupe e san Giuda sono importantissimi, così come il Robin Hood del Sinaloa Jesús Malverde, oltre alla Santissima. Secondo alcune voci, diffuse dalla stampa messicana, nel 1996 perfino il potentissimo “Señor de los Cielos”, Amado Carrillo Fuentes, capo dell’allora egemonico cartello di Juárez, avrebbe ordinato la costruzione di un piccolo santuario in suo onore, ma è indubbio che i fenomeni dei narcoaltari e delle narcoelemosine, ossia le prebende elargite dai narcos alla Chiesa o a culti “alternativi”, abbiano coinvolto negli anni diversi tipi di istituzioni religiose, di santi e devozioni. La Muerte non è l’unica a ricevere doni e attenzioni.

La studiosa argentina Lía Dansker ha lavorato presso vari istituti correzionali per minorenni di Città del Messico e ha riscontrato come san Giuda sia il più amato tra i giovani reclusi, provenienti in gran parte dai quartieri marginali della capitale, mentre la Santa Muerte, anche se in crescita, resta al secondo posto in classifica. Entrambi i culti si inseriscono comunque su un fondo cattolico comune. Lía s’è guadagnata la fiducia dei giovani reclusi coi suoi aneddoti sul “cugino argentino” della Santa Muerte, il popolare San La Muerte, e su un’altra icona proibita ma celeberrima: il Gauchito Gil. In Argentina, come espressione di devozione e lealtà nei loro confronti, non si fanno solo tatuaggi o promesse, ma si arrivano a impiantare le figurine di plastica o di resina dei santi sottopelle con un’operazione chirurgica improvvisata. Se le ferite si infettano o il corpo del fedele rigetta la statuina, il miracolo non sarà concesso; se invece l’operazione funziona, il santo accompagnerà per sempre il suo accolito nelle sue avventure.

Il misticismo e il potere si accoppiarono nella Germania nazista: una corte di maghi, astrologi e occultisti circondava Adolf Hitler. Il Führer li incluse tra le file delle SS. Il capo di quest’organizzazione militare, Heinrich Himmler, soleva ritirarsi nel suo castello di Wewelsburg per effettuare rituali iniziatici ed esoterici, mentre Hitler consultava il suo astrologo personale prima di prendere decisioni importanti. Anche il suo alleato italiano, Benito Mussolini, pare avesse trovato in Giuseppe Cambareri un consigliere esoterico di fiducia. Il misticismo nazi si basava su miti, leggende e visioni politico-religiose che giustificavano la superiorità della razza ariana e i deliri di onnipotenza dei suoi ideatori. Oggi il nazismo esoterico caratterizza, per esempio, un partito politico come Alba Dorata in Grecia e parte del neofascismo italiano. Un nazista esoterico noto in America Latina fu Miguel Serrano, diplomatico e intellettuale cileno, amico del poeta filofascista Ezra Pound e autore di Hitlerismo esotericoAdolf Hitlerl’ultimo Avatara. L’organizzazione Nuova Acropoli, fondata in Argentina dal poeta Jorge Ángel Livraga Rizzi nel 1957 e presente in Messico, Italia e una quarantina di altri paesi, è stata descritta dal Parlamento europeo nel 1984 come «gruppo fascista e paramilitare». Il giornalista argentino Alfredo Villetta ha definito la sua ideologia come un mix di elementi «esoterici, di teosofia, di orientalismo, di alchimia, astrologia e un po’ di filosofia greca». I neonazi sono usi a mischiare e ricreare tradizioni e simboli, siano essi musicali, religiosi o letterari, appropriandosi dei più adeguati alla diffusione della loro ideologia e all’avvicinamento di seguaci verso cause politiche trasformate in culti e dogmi.

Nel barrio di Tepito dicono che la Santa Muerte non «nasconde la gente cogliona, né innalza gli stronzi». È un ragionamento che non fa una piega, soprattutto quando si tratta di culto, potere, ideologia e religiosità, dato che esistono limiti all’ambizione materiale e spirituale che non andrebbero superati. Tepito è un quartiere enclave di artigiani, commercianti e sopravviventi del caos metropolitano in cui la Santissima è la patrona, «più tosta della Madonna», e «fa sgami, paros, non solo miracoli», secondo i suoi seguaci. In fin dei conti, i devoti chiedono una vita e una morte buone. Dal barrio bravo non si scappa, ma ci si resta per imparare, perché la saggezza di quartiere può essere diretta e tagliente come una lama o star nascosta tra i vicoli e i doppi sensi sottili della parlata locale.

In Messico la Santa Muerte sta avendo un discreto successo anche tra le classi alte, ma molto più radicata è la sua venerazione tra quelle popolari, sempre più escluse dalle attenzioni di Chiesa, stato e istituzioni. Quando la morte si fa presente nella società, il suo culto si fortifica. E quando i diritti umani sfumano, la Santa Muerte prende il posto di chi dovrebbe garantirli. La Flaca è un sostegno spirituale che dà protezione, lavoro, salute, denaro e sicurezza. Nel Messico della narcoguerra sono beni scarsi, soprattutto per quei devoti silenziosi che dal potere fuggono più che cercarlo.

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La precursora Doña Sebastiana @JornadaSemanal

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De Fabrizio Lorusso – Jornada Semanal – (foto: Original link) Doña Sebastiana da miedo y fascina. Es la muerte santificada, una figura de adoración poco conocida en la historia de México. Tiene analogías con la Santa Muerte, la santa popular que más ha crecido en cuanto a feligresía y presencia mediática en las Américas.

De la Doña sólo quedan el recuerdo, unos cuentos y su nombre. En efecto, su culto se desvaneció y, quizás, revive a su manera en esta época postmoderna con la devoción a la Flaquita.

Sebastiana está en la historia de las regiones abandonadas por Dios y el Estado que, hace más de 150 años, eran parte del norte de México y que le fueron arrebatadas por Estados Unidos.

La devoción hacia esta dama descarnada y huesuda tuvo auge en la era del “salvaje oeste”, especialmente en Arizona y Nuevo México según relata el antropólogo Carlo Severi en un artículo sobre Doña Sebastiana, el Cristo Flechado y sus rituales. La vida de Doña Muerte comienza en la colonia.

Desde el siglo XVI, la corona española en el norte de América trata de controlar muchos territorios despoblados y lejanos del centro del poder ubicado en la gran Ciudad de México, capital de la Nueva España. Sin embargo, los esfuerzos de dominación de los colonizadores, amos de un imperio decadente pero ávido de tierras, no son suficientes. La espada necesita de la cruz.

Las misiones religiosas españolas van conquistando pueblos y almas hacia el norte, abriéndose paso a lo largo del Río Bravo, hasta El Paso y Santa Fe, o bien, siguiendo el Río Colorado rumbo a Arizona.

A finales del siglo XVIII, en San Diego, San Francisco y alrededores, ya hay fortalezas además de las misiones: la espada vuelve a juntarse con la cruz para defender a los pequeños grupos de moradores de los ataques de los pueblos originarios, dueños legítimos de esos territorios.

La zona es descuidada también bajo el punto de vista religioso, tras la progresiva retirada del clero franciscano y por la falta de personal eclesiástico estable. Por tanto, es imposible celebrar los sacramentos y los rituales en las comunidades católicas. Las iglesias están en ruinas y son santuarios de macabros presagios.Tras la Guerra de Independencia, el Estado mexicano nace débil y con escaso control de su periferia. El aislamiento y la pobreza de los colonos en las zonas lejanas y los conflictos con la población indígena de los apaches y los comanches engendran una situación explosiva.

Entre 1846 y 1848, México pierde más de la mitad de su territorio y firma el Tratado de Guadalupe Hidalgo, un acontecimiento traumático para el orgullo nacional.

Estados Unidos es una potencia naciente que, movida por las doctrinas de la frontera y del destino manifiesto, agrega los estados de California, Nevada, Utah y partes de los actuales Texas, Colorado, Oklahoma, Kansas, Wyoming, Nuevo México y Arizona. Uno tras otro caen y son gotas de sangre.

Ya desde los años de la lucha independentista mexicana, en aquellos territorios las comunidades reaccionan al desamparo espiritual y al aislamiento material creando la Cofradía de los Hermanos de la Santa Sangre o de los Penitentes que, aún sin volverse una Iglesia autónoma, aporta cambios inquietantes y radicales al culto tradicional.

El verbo y las prácticas de la Cofradía se expanden, siguen la antigua ruta de los misiones, por el Río Bravo y la frontera norte. Proliferan las moradas, iglesias no consagradas que pronto cobijan en su interior un acervo de nuevas imágenes y rituales. Los miembros de la Hermandad se dividen entre Hermanos de la Sangre, “los verdaderos penitentes”, y Hermanos de la Luz, con tareas organizativas y de guías espirituales.

Durante décadas, El Vaticano trata de acercarse a estos pobladores para reconducirlos a los preceptos del catolicismo romano. Fueron esfuerzos vanos. Las comunidades, sobre todo en Nuevo México, se tornan cada vez más fanáticas, aspiran a imitar la vida y la pasión de Cristo y practican la autoflagelación en las procesiones de Semana Santa. Reproducen todas las fases del martirio de Jesús en la Pasión y las ceremonias culminan con la crucifixión simulada de uno de los penitentes.

Pero clavos, azotes, chorros de sangre, gritos y dolores son reales. Lo que preocupa a la Iglesia no es la violencia, ni la creencia en el sacrificio físico como medio de purificación. El problema es otro, se llama Sebastiana. El miedo pasa de boca en boca, llega hasta las sedes del poder eclesiástico.

La gente presencia la aparición, dentro de las moradas y en las capillas, de un bizarro retrato de la muerte. Es una imagen femenina, esquelética, muy común en Europa, en los osarios y criptas de las Cofradías de la Buena Muerte, así como en las iglesias dedicadas a la Parca, en las pinturas de las danzas macabras y lasvanitas.

Sin embargo, está prohibida en las Américas, donde le dicen “Doña Sebastiana”, aunque sigue siendo la Gran Segadora, icono de un culto blasfemo, según la Iglesia.

En la Colonia, los inquisidores de la Nueva España trataron, sin éxito, de destruir todas las representaciones de la muerte que la misma Iglesia había traído del Viejo Continente, para extirpar la “idolatría pagana” hacia estas figuras.

Normalmente, sus devotos eran indios y campesinos, habitantes de los barrios marginales de las ciudades o de algún pueblito provinciano quienes ya usaban el nombre de Santa Muerte al rezar, pedir e, inclusive, al castigar a la imagen de la Gran Segadora en todo México.

La Inquisición fue abolida en España por el Real Decreto del 15 de julio de 1834, sin embargo, la actitud represiva de esa etapa siguió vigente. Doña Sebastiana escandaliza al clero católico que habla de una “herejía”, y espanta también a los campesinos de la región. “Adoran a la muerte como los indios de norteamérica”, “torturan a sus Hermanos con verdaderas crucifixiones”, “excesos en las penitencias, rituales secretos, oraciones no aprobadas por las jerarquías”, denuncian los obispos.

A las alarmas de la Iglesia dan seguimiento los medios estadunidenses que, en las primeras décadas del novecientos, indagan sobre los aspectos más morbosos y sanguinarios de esos rituales y sobre la posibilidad de que exista una devoción autónoma hacia la muerte que ellos denominan Comadre Muerte o “muerte amiga”.

No se realiza ningún estudio serio, sino que, más bien, se multiplica el efecto amarillista de los artículos: algo parecido a lo que vimos, en años recientes, respecto de la Santísima Muerte en la prensa.

Junto a la muerte, también la imagen cruenta de Jesús horadado por los dardos, el Cristo Flechado, está presente en las moradas para avisar del peligro que constituyen las poblaciones “salvajes” de los nativos, los “enemigos” que amenazan la existencia de los Hermanos y sus comunidades.

En la Semana Santa, los penitentes organizan crueles simulacros de la Pasión de Cristo, parecidos a los del barrio de Iztapalapa en Ciudad de México, aunque más sanguinolentos e inhumanos.

El Salvador, seleccionado dentro de la Cofradía, recibe el suplicio de la flagelación y es sujetado a la cruz con clavos y cuerdas mientras los demás se amarran a cactus y plantas espinosas o cargan carretas llenas de piedras con la figura descarnada de Doña Sebastiana.

En la tradición religiosa de estas cofradías, se identifica progresivamente al joven penitente, próximo a la crucifixión, con el Cristo, pero también con la muerte, la Comadre. Se cuenta que, en tiempos de crisis, cuando es fácil fallecer por penurias y frío, los muertos regresan para festejar la Pascua con los vivos en lasmoradas. A estos templos improvisados, llamados asimismo “casas de los muertos”, llegaban los Hermanos del Otro Mundo para ayudar a los habitantes de éste.

Entre la Virgen María y Jesús nunca faltaba la imagen de Doña Sebastiana, la dama esquelética de ojos vítreos o metálicos, armada de arco y flechas, la cual era cargada triunfalmente sobre las carretas de la muerte durante las procesiones.

En el Museo de Nuevo México en Albuquerque, hay una escultura: Muerte sobre su carro, realizada en 1860 por el escultor Nazario López de Córdoba para lamorada de Las Trampas. Es una reelaboración del Triunfo de la muerte, un tema iconográfico medieval en que Doña Sebastiana declara su victoria sobre Jesús y arroja flechas al pecho del Salvador.

Arcos y dardos definen la iconografía tradicional del Cristo flechado en la versión adoptada por los franciscanos que evangelizaron el norte de la Nueva España. Por otro lado, en España, la muerte se retrataba con una guadaña en la mano, no con arco y flechas. Esto sugiere que, al norte del Río Bravo, podría haberse dado una superposición entre la figura del Cristo y la del mártir San Sebastián, representado típicamente con flechas en el costado. El nombre del santo posiblemente sufrió un cambio al femenino y su figura se asoció a la de la muerte con arcos y flechas, dando vida así a la hermosa Doña Sebastiana, precursora o “prima chicana” de la Santa Muerte.

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Santa Muerte e Migrazione (Articolo in Spagnolo) + Nuovi Link

Altar de la Santa Muerte. Foto: Eduardo González Velázquez

[Riproduco questo interessante articolo da Proyecto Diez MX – LINK e segnalo altre pagine che ho scoperto nelle ultime settimane sulla Santa, Tepito, altri altari a Città del Messico – link 1: 5 altari della Santa Muerte da visitare – link 2: conoscere Tepito – link 3: il quartiere di Santa Julia – link 4: riassunto di notizie giornalistiche sulla S.M. – link 5: riassunto di notizie (2010) sulla S.M. (ma da un Blog cattolico!) – link 6: barrio Tlaxpana – quartiere degli altari (di tutti i tipi)]

Por: Eduardo González Velázquez (@contodoytriques)*

12 de julio del 2013. ¡Ahí viene la curva debemos bajarnos! Es el grito ensordecedor deTomás un hondureño que se encaramó a La Bestia desde Huehuetoca, Hidalgo y piensa llegar hasta Oregon, “ya me falta menos” comenta con entusiasmo, después dedos meses de camino desde su natal Comayagua donde el desempleo se instaló como un miembro más de su extensa familia y terminó por catapultarlo fuera de su terruño.“Han sido semanas difíciles pero vale la pena, si me hubiera quedado en mi pueblo, mi familia y yo nos moríamos de hambre”.

A mitad del camino, y sin la seguridad de poder cruzar a Estados Unidos y eventualmente obtener un empleo, sus comentarios suenan con optimismo. Tomás no viene solo lo “acompañan” tres salvadoreños. Los cuatro se detienen en el cruce de las calles Juan de la Barrera y Colima a un costado de las vías del ferrocarril en el corazón de Las Juntas, municipio de Tlaquepaque en la Zona Metropolitana de Guadalajara (ZMG).

Miran el trajín de automovilistas y transeúntes mientras comienza a caer la tarde.“Sabemos que en este lugar debemos bajarnos para que la policía no nos detenga, si nos agarran nos extorsionan como ha sido a lo largo del viaje”. De ahí caminarán hasta la avenida Inglaterra al poniente de los patios de ferrocarriles para trampear de nueva cuenta al tren; pero antes comerán y se asearán en el comedor de la organización no gubernamental FM4-Paso Libre, si tienen suerte seguirán su camino este mismo día, de lo contrario permanecerán en la ciudad dos o tres noches más. Momentos previos a continuar su recorrido por la ZMG los cuatro exiliados económicos pasan a santiguarse al santuario de la Santa Muerte.

Es lunes a las cinco de la tarde. En el pequeño santuario (una habitación de 16 metros cuadrados) no cabe un alma más, los casi doscientos feligreses se arremolinan a las afueras disputándose un mejor lugar “para estar cerca de la Flaquita”. El rezo del rosario y los consejos para solucionar diversos problemas ofrecidos por el sacerdote Ricardo generan gran expectación cada inicio de semana.

Entre las decenas de los cuerpos tapatíos alzan la cabeza cuatro centroamericanos que con voz en pecho piden por acceder a un futuro negado en sus países. Para Miguel, de oficio albañil y dueño de la pequeña casa que alberga al templo, el gentío en el recinto es consecuencia de la nueva figura de la Santa Muerte de casi dos metros de altura traída desde la Ciudad de México, “ahora sí con esta figura la gente viene mucho más”. Incluso hay días que se ofrecen hasta dos rosarios de mañana y tarde.

En la Iglesia de la Santa Muerte tienen cabida hombres, mujeres, homosexuales, ancianos, migrantes, pobres, drogadictos, alcohólicos, punks, emos, cholos, ex presidiarios, narcotraficantes, indigentes, trabajadoras sexuales; en fin, esos que son ignorados por otras Iglesias. “La Niña le abre sus brazos a todos. Ella no juzga. Candy (como le pusieron a la nueva figura) ayuda y consuela”, dice Sonia, esposa de Miguel, mientras carga al menor de sus dos hijos de apenas año y medio de edad.

El culto a la muerte no es ajeno a los mexicanos, ha estado presente en nuestra geografía desde tiempos prehispánicos; igual que en otras latitudes su culto irrumpe con cotidianidad. Se instaura entre los vivos para defender su lugar. Así como para los pueblos mesoamericanos la muerte se significaba como el preludio de una nueva vida, el arranque del camino para alcanzar “el lugar donde de verdad se vive”; de ese modo los migrantes buscan asirse a la Niña Blanca para garantizar una “nueva vida”.“Nosotros le pedimos a todos los santos para que nos ayuden a llegar, aquí en Guadalajara sabemos que le rezan a santo Toribio y a la Santa Muerte”, afirman los salvadoreños al tiempo que se retiran la gorra para ingresar al santuario.

Pasada la conquista española y los turbulentos siglos XVI y XVII, a finales del siglo XVIII aparecieron las primeras referencias de la veneración a la Santa Muerte en el centro de la Nueva España. Pero fue hasta la segunda mitad del siglo XX que su devoción comenzó a rozar las dinámicas de exclusión, sea la pobreza, sea la migración, sea la violencia. Aunque algunas referencias ubican al estado de Hidalgo como el lugar de donde comenzó a irradiarse su fervor, hoy en día su culto encuentra arraigo en varios estados de la República: Guerrero, Veracruz, Tamaulipas, Campeche, Morelos, Jalisco, Estado de México, Sinaloa y el Distrito Federal.

La Santa Muerte la representa una figura masculina o femenina vestida con túnica blanca larga de satín que solo deja descubierto su descarnado rostro y sus esqueléticas manos, rematada con una corona de oro en la cabeza. Generalmente en la mano derecha porta una guadaña con la que “cosecha las almas”, un rosario, y una balanza que representa la justicia; en la mano izquierda lleva un pequeño mundo y un reloj de arena.

Para el sacerdote Ricardo, la figura representa a San Juan Bailón ataviado como la muerte, y no tiene duda que su culto es católico como lo demuestran las oraciones realizadas durante el rosario. Los colores que salpican a la Santa Muerte tienen significados diferentes: negro, protección; rojo, amor; blanco, protección para la familia; azul, protección para los estudiantes; dorado, para obtener dinero; verde, para solucionar problemas legales; y morado, para tener salud. Hay imágenes y figuras que tienen todos esos colores y representan los siete poderes. A la Niña Blanca Santita se le ofrecen dulces, cervezas, tequila, fruta, pan, cigarros, puros, güisqui, flores, veladoras.

En los dos santuarios ubicados en Tlaquepaque, el de Las Juntas y el de Las Pintas por la Antigua Carretera a Chapala en su cruce con San Onofre en la colonia la Huizachera, conviven la pobreza y la urgencia económica con la devoción y la esperanza. Los servicios municipales brillan por su ausencia. Las empolvadas calles circundan centenares de casas a medio terminar. Los fétidos olores emanados de los ríos del desagüe metropolitano saturan el olfato. El templo de Las Pintas se inauguró el 22 de julio de 2012.

En su interior tiene dos hileras de bancas con seis filas cada una. Varios posters le dan vida a las blancas paredes. En el muro junto al altar mayor están colgados dos crucifijos con un Cristo cada uno; la parte central la domina una gran figura de la Santa Muerte coronada cubierta con un tul blanco colocada en el interior de una vitrina de cristal, en sus manos porta el mundo y la guadaña. Junto a ella se mira una alcancía con la leyenda:“Gustas cooperar para el abono de cada mes de su (sic) casa de la Santa Muerte. Gracias”. En el centro del lugar hay una pila bautismal.

A la entrada se venden veladoras negras, rojas y blancas. Antes de ingresar al santuario y toparse con un guardia mal encarado, se puede leer a un costado de la entrada: “Santa Muerte extiende tu mano y guarda tu espada. Transmuta dolor en alegría. Aparta peligros y males de este devoto tuyo que busca la luz para estender (sic) la vida antes de la partida”.

Los devotos a la Santa Muerte se auxilian de varios libros para rezarle, por ejemplo el Librito de Oraciones Dedicado a la Santísima Muerte Mi Protectora. En su interior se pueden leer:

“Gracias flaquita mía por permitirme ver la luz de un nuevo día, como agradecimiento, te prometo pensar en ti, te ofrezco esta oración para que mis peticiones sean escuchadas, mi confianza es para ti”.

“Oh, Santa Muerte, ángel de Dios, te doy gracias en forma alegre y por los favores que me as (sic) concedido, en especial en esta jornada de acción y reflección (sic). Te pido por mis seres queridos y por mis enemigos, por la paz en el mundo y por la pronta sanación de los enfermos. Amén”.

Los días del rosario, Miguel presta a los asistentes varias fotocopias con las oraciones que deben rezar.
La Flaquita es ecléctica. Sincrética. Sin duda a lo largo de nuestra historia el culto a la muerte ha tenido adhesiones, fracturas y desbandadas. Lejos se encuentra de representar un culto homogéneo.

A querer o no la Santa Muerte como icono popular ha trascendido fronteras a través de diferentes maneras, una de ellas es la ruta migratoria. En la ciudad de Phoenix, por ejemplo, encontramos muy extendido su culto convirtiéndose en un referente común en casi todas las yerberías del oeste de la ciudad.

No obstante que el santuario de la Santa Muerte levantado a un costado de las vías del ferrocarril es un pequeño local de paredes despintadas, poca ventilación, una estrecha puerta de acceso, y con una iluminación precaria ofrecida por un par de focos uno a la entrada y otro pendiente de un árbol; es el recinto al que acuden los migrantes porque el ubicado en la Huizachera les queda muy lejos, además en el ferrocarril no pasan por ese barrio. En su interior se miran dispuestas veinticinco figuras de varios tamaños de la Flaquita.

Al fondo hay un altar sobre una mesa con un mantel negro y unas cortinas de terciopelo rojo. A un costado está la figura de la Santa Muerte de color negro circundada por veladoras, otras figuras más rodean una alcancía para las limosnas. Abundan las cubetas repletas de flores sobre todo con rosas rojas. Los muros se decoran con posters, y dibujos a lápiz y a color, montados en marcos elaborados en “la penal”, comenta Miguel. Junto al altar principal se mira otro pequeño donde se posa una Santa Muerte blanca cubierta por billetes de dólares.

En Las Juntas los migrantes dan uno de sus últimos brincos en la penosa travesía por la “frontera vertical” mexicana. De aquí los futuros “sin papeles” tomarán el tren por la ruta del Pacífico, la más larga pero la “menos peligrosa” hasta alcanzar la frontera norte de nuestro país. “De Guadalajara salimos con la bendición de la Santa Muerte”, dice Tomás minutos previos a perderse en la inmensidad de las vías del ferrocarril.

* ihuatzio@hotmail.com
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Santa Muerte Patrona dell’Umanità a Mahahual – Cruzando Fronteras (nota 3)

RED SANTA

El culto a la Santa Muerte desde la mirada de Fabrizio Lorusso (SINEMBARGO.COM.MX)

Por Maricela Adame González. Enviada Mahahual, Q.Roo. 3 Mar. (Notimex).- El escritor y periodista italiano Fabrizio Lorusso llegó al Festival Cruzando Fronteras 2014, que se realiza en esta localidad, para presentar este martes su libro “La santa muerte. Patrona de la humanidad”. Tras un proceso de investigación que le llevó de cuatro a cinco años, el autor, quien radica en México desde hace 13 años, plasma en este volumen los elementos simbólicos en torno a esa devoción, así como la historia antigua y reciente de la misma. La obra, publicada en Italia en 2013, aún no está disponible en el idioma español, precisó Lorusso, quien está buscando un acercamiento con diversas editoriales para poder traducirlo y colocarlo el mercado editorial de este país. El escritor mencionó que “La santa muerte. Patrona de la humanidad”, es un texto de periodismo narrativo, pues “es una parte diario de viaje, una novela y un ensayo sobre este culto tan extendido en México y ahora en el mundo a través de la ‘web’”. Recordó que su interés por abordar este fenómeno se dio a partir de la colaboración que brindó a un tesista italiano y de ahí comenzó una investigación que lo llevó a estudiar diversos materiales acerca de ese culto. A través de ese análisis, se percató que alrededor de esta creencia había muchos mitos que se difundían en la prensa, reproducidos incluso en países como Italia, por lo cual, al llevar a cabo la investigación profundizó en la naturaleza de esta figura. “La realidad es que es un objeto de culto de mucha gente, que la venera con toda la devoción, sin estar incluso ligada a diversos fenómenos sociales como la pobreza o la delincuencia”, destacó el autor, nacido en Milán, Italia (1977). Lorusso refirió que el culto a la Santa Muerte ahora es mundial, aunque primero se dio su expansión por la migración mexicana y luego por recursos como la “web”. El autor descubrió que esta figura cuenta con una naturaleza llena de simbolismos, que aborda en este volumen en el que imprimió sus experiencias y consideraciones acerca del tema, aderezadas incluso con un enfoque antropológico. Finalmente, indicó que en Italia también hay devoción por creencias o representaciones de alguna semejanza con la Santa Muerte, y ejemplificó el caso de San Genaro, en Nápoles, o santos de la camorra (mafias).

Artículo sobre el Festival de Mahahual Cruzando Fronteras 2014 – LINK a Rotativo.Com.Mx


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